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venerdì, 31 marzo 2006

cinema mon amour

in quest’ultimo periodo ho svolto un’attivissima attività “cinefila”… tanti film visti, specie nell’ultimo week-end, in cui mi sono sparato un film al giorno, e devo dire che ho finito col botto.

ma iniziamo dall’inizio.

essendo abbastanza lunga la carrellata cinematografica, cercherò di essere un po’ più breve, per non stancare troppo il lettore.

 

postato da: diarioinbrodo alle ore 20:17 | link | commenti
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cinema mon amour #5

degno rappresentante di questo cinema d’esportazione (almeno europea) di cui ho parlato in cinema mon amour #4 è sicuramente anche nanni moretti. domenica sera non ho saputo tenermi. aspettare che il caimano passasse al monviso, per pagarlo 3 euro... con dead bad boy siamo andati a vederlo a cinelandia.

sabato sera mi era capitato di vedere moretti da fazio e ad essere sincero la presentazione del film non mi era piaciuta particolarmente, sarà anche perché fazio, oramai da qualche mese, ha deciso di mettersi a fare proprio un po’ di “contro-propaganda” (e la cosa ha iniziato a stuccarmi un po’). ma un film di moretti è sempre e assolutamente da vedere.

ed il caimano, alla fine, non ha deluso affatto le mie aspettative.

sicuramente deluderà chi ci vuole vedere ad ogni costo, solo ed esclusivamente un film politico: sia chi a sinistra voleva vedere un film “documento” sugli scheletri degli armadi del signor b, alla maniera di fahrenheit 9/11, o un film comunque di pura e sola denuncia; deluderà senz’altro chi a destra si aspettava un film di anti-propaganda.

il film non è questo. o comunque non è solo questo. e a proposito devo dare ragione a moretti ed alla presentazione fatta da fazio.

è un film politico, un film drammatico, una commedia, un film storico e anche di fantascienza.

c’è tutto nel film di moretti, un gesto d’amore da parte dell’autore verso il cinema, verso la vita, verso il proprio paese e verso la cosa pubblica.

un film che non ha la pretesa di ricostruire chissà cosa a proposito del signor b. lo dicono gli stessi protagonisti durante il film in almeno un paio di occasioni, di “berlusconi si è detto già tutto, si sa già tutto”. ma non se ne parla abbastanza, ed è lì che gioca l’aspetto politico del film: vuole semplicemente esortare a parlarne, a non aver paura di parlare di certe cose.

ma il film non è solo questo.

è la storia di un produttore oramai sull’orlo del lastrico, squattrinato, che si trova a scommettere su un film e sul mondo che gli ruota attorno e che pian piano lo abbandona. e in questo problema esistenziale del lavoro, delle difficoltà a muoversi in un contesto senza venirne sbalzati fuori, va gestita anche la sfera degli affetti. e bruno bonomo (un bravissimo silvio orlando) in tutto questo marasma, dovrà anche sopportare la difficoltà di una separazione.

un film in cui avrei benissimo visto moretti nel ruolo del protagonista, e infatti, soprattutto nei momenti più comici, mi sono chiesto come mai moretti non avesse preso lui la figura del protagonista (in alcuni momenti nella voce e nei gesti di orlando, ci vedevo proprio quelli del regista). poi alla fine, ho capito perché.

il caimano è un film sul coraggio, sulla voglia di sperare, di lottare, di difendere le proprie posizioni ed i propri sentimenti, voglia di non appiattirsi per qualunque ragione essa sia.

i giudizi di critica e pubblico.

il mio giudizio: 8 un film che tiene conto di tutto, bello, in senso assoluto ed un film di cui c’era bisogno

le faccine:   

cinema mon amour #4

sabato è stata la volta del tanto atteso la terra di sergio rubini.

 

rubini devo dire che mi è sempre piaciuto, da tutto l’amore che c’è a l’anima gemella. di rubini amo molto la ricerca di un cinema "viscerale", sanguigno, sempre e comunque, anche quando il tema o la sceneggiatura si prestano meno per questo tipo di cinema. in questo senso invece la terra si pone sulla linea che il regista pugliese aveva già tracciato con l’anima gemella. ma rispetto al film del 2001 rubini va ben oltre, oltremodo avanti, creando un bellissimo noir.

 

la terra, intesa come radici, intesa come “tenere i piedi per terra”, intesa come “rozzezza”, ma anche luogo su cui attecchiscono sentimenti profondi, che a volte vengono espressi in modo forse troppo esplicito e che proprio per questo spesso travolgono chi li fa propri.

in questo mi sento molto vicino a rubini, ed è questo che mi è piaciuto molto del film.

da un punto di vista complessivo il film regge molto bene e non poteva essere altrimenti, potendo contare su due ottimi attori come il regista stesso ed un fabrizio bentivoglio, che in poche volte mi è piaciuto come in questo film.

 

un cast comunque all’altezza perché anche emilio solfrizzi, ci sguazza benissimo nel personaggio di michele di salvo, così come claudia gerini, che occupa una piccola parte, ma ci riesce bene. una bella sorpresa anche paolo briguglia e giovanna di rauso.

e rubini dimostra che anche in italia è possibile fare un cinema che, benché legato ad una certa tradizionalità, può essere esportabile.

la critica e il pubblico

 

la trama. Luigi, torna in Puglia (da dove se ne era andato adolescente), per fare una questione di famiglia legata ad un appezzamento di terra e si ritrova coinvolto nella torbida atmosfera di un mondo che credeva essersi lasciato alle spalle per sempre.

 

il mio giudizio: une bel 7.5. il cinema italiano c’è, è molto sfaccettato, e rubini ne tiene alta la bandiera

le faccine:   

cinema mon amour #3

e veniamo al week-end

molto cinema italiano, per una volta… e ce n’era bisogno.

venerdì con la mangiaboschi, la donna di dead bad boy, siamo andati a vedere la guerra di mario di antonio capuano.

 

bel film che affronta un tema scomodo come la vita dei ragazzini delle borgate metropolitane, e della difficoltà (per non parlare di impossibilità) di dialogo tra questo mondo con quello benestante e borghese.

la storia racconta di mario, un ragazzino di 10 anni di un quartiere degradato di napoli che viene dato in affidamento ad una coppia di estrazione sociale medio-alta. lei, una stupenda valeria golino (gli anni passano anche sul suo viso, ma resta una delle più affascinanti attrici italiane, al momento), professoressa universitaria; lui, giornalista presso la rai (se non erro di napoli). il modo di rapportarsi da parte dei due giovani è completamente opposto: sandro si sentirà subito messo da parte, giulia cercando di entrare nel mondo di mario ne verrà travolta. e proprio giulia cercherà di redimere mario, che in realtà non cerca spazi di redenzione.

il film è incentrato proprio su questo rapporto madre/figlio e sulla condizione di un ragazzino che, con lucido raziocinio e quasi rassegnazione, “tira a campare” e prende atto che la sua sarà una guerra perenne.

 

il mio giudizio: 7 (riuscire a rendere originali e personali film su questi temi è molto difficile, capuano nel bene e nel male ha centrato l'obiettivo)le faccine:   

come ha visto il film invece la critica ed il pubblico

cinema mon amour #2

altro film è stato invece quello visto martedì (o mercoledì, non ricordo), con il coccosss.

è stato lui l’artefice della proposta, si trattava di persona non grata, di kristoff zanussi, autore polacco con qualche origine italiana (nicodube parlandone, sabato, diceva probabilmente triestino o comunque friulano).

 

bel film, anche se credo di non amare particolarmente questo tipo di cinema europeo. un modo di raccontare visto anche in triple agent di erich rohmer. un film “di interni”, sui sentimenti “contorti” delle persone e sul loro modo di interagire. la storia è quella di un ambasciatore polacco in uruguay, rimasto vedovo. victor ha ottenuto la sua posizione grazie alla sua militanza, in epoca filosovietica, in solidarnoch. alla morte della moglie tutto nella vita dell’ambasciatore si confonde e diventa di difficile comprensione, a tal punto che victor si trova a dubitare di chiunque. i suoi principi, secondo il suo metro di giudizio, diventano l’unico modo di considerare il mondo. l’ambasciatore finisce con il perdersi, ma troverà un modo riconsiderare la propria esistenza.

la critica lo ha ben accolto (trovacinema dà 4 stelle). queste sono invece le recensioni del pubblico.

il mio giudizio: 6.5 (bel film, opera di un autore, sicuramente, ma visto una volta...)

le faccine: